9 SIGLE SINDACALI SU 14 HANNO DETTO NO AL CONTRATTO: I MILITARI DEVONO SAPERE LA VERITÀ! ITAMIL NON FIRMA

15.07.2026

Nove sigle sindacali su quattordici hanno detto NO al contratto. Un dato che non può essere ignorato e che dimostra la profonda insoddisfazione verso un accordo che, a nostro giudizio, non riconosce concretamente la specificità militare e non recupera adeguatamente il potere d'acquisto perduto.Un contratto che rischia di mettere ulteriormente in ginocchio le famiglie dei militari: zero fondi strutturali per affrontare il problema delle pensioni, un aumento economico ritenuto irrisorio, nell'ordine di circa un centinaio di euro netti, un FESI inadeguato e nessun intervento normativo concreto sulla mobilità del personale e sulle famiglie divise dal lavoro.Mentre si attende la firma, si profilano inoltre ulteriori interventi che potrebbero comprimere i diritti del personale. Le ipotesi di revisione degli istituti posti a tutela della famiglia, compresi i benefici previsti dalla legge 104 e le norme sul ricongiungimento familiare, alimentano la preoccupazione di migliaia di militari.Il rischio è quello di accentuare ulteriormente gli effetti della specificità militare, peggiorando le condizioni di vita dei lavoratori in uniforme e delle rispettive famiglie, senza prevedere adeguati ristori per chi serve e protegge il Paese.
 Meno diritti, meno tutele, stipendi insufficienti: è davvero questo il futuro che si vuole riservare al personale militare?

I colleghi devono prendere atto concretamente di chi ha deciso di firmare e assumersi la responsabilità sindacale delle proprie scelte. Non bastano le promesse.

Non bastano gli impegni generici. 

Non basta dire che «si vedrà in futuro».

Con le promesse non si fa la spesa.

Il Governo, a parole, esalta continuamente il valore dei militari. Nei fatti, però, riteniamo che gli interventi concreti siano insufficienti. Il Presidente del Consiglio, on. Giorgia Meloni, non ha mai incontrato direttamente i sindacati militari per un confronto complessivo sulle condizioni economiche, previdenziali, familiari e professionali del personale.

IL 18 LUGLIO SARÀ LA MANIFESTAZIONE DELLA VERITÀ

Il 18 luglio 2026, alle ore 16:00, in Piazza della Repubblica a Roma, saremo pronti a contestare, dati e conti alla mano, ogni rappresentazione propagandistica sul contratto.

Lo faremo pubblicamente, democraticamente e con ogni mezzo consentito dalla legge.

Il Presidente Sandro Frattalemi, nel suo intervento, è stato chiaro:

«Con le promesse non si fa la spesa. I soldi sono insufficienti, non c'è futuro e ormai si vive per lavorare.»

E c'è un'altra questione che non può essere taciuta: abbiamo perso il nostro Segretario Generale dalla carica elettiva dopo che aveva espresso critiche sindacali nei confronti dell'attuale Governo e di alcune autorità, a seguito di un provvedimento di stato.

In un clima del genere, il dialogo diventa inevitabilmente difficile. E il Governo, secondo la nostra posizione, non è intervenuto neppure sul tema dell'agibilità sindacale, attraverso misure che potrebbero essere adottate anche senza nuovi oneri significativi per lo Stato.

I colleghi devono sapere tutto questo. Devono conoscere i fatti, i numeri e le scelte compiute, affinché ciascuno possa formarsi liberamente la propria opinione.

Nel frattempo, i colleghi chiedano conto delle scelte compiute dalle sigle sindacali che hanno deciso di firmare il contratto e valutino concretamente i risultati ottenuti.

Perché le promesse non pagano le bollette.
Le promesse non pagano i mutui.
Le promesse non riuniscono le famiglie divise dal lavoro.
Le promesse non costruiscono una pensione dignitosa.

IL 18 LUGLIO TUTTI A ROMA!

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