Contratto 2025–2027: ad oggi nulla di concreto. Il 18 luglio le APCSM scendono in piazza.

30.06.2026

Nonostante i ripetuti incontri presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, dall'inizio della legislatura il Presidente del Consiglio non ha ancora incontrato le organizzazioni sindacali dei militari.

Sul rinnovo del contratto 2025–2027, le risorse finora stanziate risultano inferiori rispetto a quelle del precedente rinnovo contrattuale e, ad oggi, non emergono segnali concreti di una volontà politica di incrementare i fondi per consentire un aumento di almeno 200 euro netti mensili, ritenuto indispensabile per recuperare, almeno in parte, il potere d'acquisto perso dalle lavoratrici e dai lavoratori del comparto Difesa.

Anche sul tema dell'agibilità sindacale, il dibattito sembra essersi concentrato quasi esclusivamente sui distacchi sindacali. Per ITAMIL questa impostazione è riduttiva e non affronta le reali esigenze delle Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM).

Nel corso del confronto con il Sottosegretario di Stato alla Difesa abbiamo ribadito che l'agibilità sindacale deve tradursi nella possibilità di svolgere efficacemente il proprio ruolo di rappresentanza, consentendo alle APCSM di partecipare ai tavoli che incidono concretamente sulla vita del personale.

Per questo riteniamo prioritario consentire alle organizzazioni sindacali militari di trattare il FESI presso la Funzione Pubblica, partecipare al confronto sulle leggi speciali, sugli avvicendamenti, sui trasferimenti e sulle materie normative connesse al contratto di lavoro.

Occorre inoltre rafforzare le tutele dei dirigenti sindacali, eliminando quelle disposizioni che incidono sull'autonomia delle APCSM. Tra queste riteniamo particolarmente critica la previsione che comporta la perdita dell'autorità connessa a una carica elettiva in conseguenza di un provvedimento amministrativo, questione che, a nostro avviso, merita un'attenta riflessione sotto il profilo dei principi costituzionali e dell'autonomia sindacale.

L'agibilità sindacale immaginata da ITAMIL è rivolta all'interesse collettivo di tutto il personale militare e non agli interessi di un ristretto numero di dirigenti sindacali.

Per tali ragioni, ITAMIL, così come USAMI nel precedente rinnovo contrattuale, ribadisce che non sottoscriverà un contratto privo di adeguate risorse e peggiorativo rispetto al precedente.

Alle criticità contrattuali si aggiungono problemi ormai strutturali: l'invecchiamento del personale, la scarsa attrattività della professione militare per le nuove generazioni, pensioni sempre meno adeguate e il mancato riconoscimento concreto della specificità della professione militare.

Un fronte sindacale unito

A sostenere la mobilitazione del 18 luglio sarà un fronte composto da diverse Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra Militari (APCSM), accomunate dalla volontà di ottenere un rinnovo contrattuale che restituisca dignità economica e professionale al personale del comparto Difesa e Sicurezza.

Hanno aderito all'iniziativa il Sindacato Nazionale Finanzieri (Si.Na.Fi.), USAMI Aeronautica, il Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC), il Sindacato Italiano Lavoratori Militari Marina (SILMM) e ITAMIL – Organizzazione Sindacale Italiana dei Militari – Esercito.

Pur mantenendo la propria autonomia e identità associativa, le APCSM condividono la richiesta di maggiori risorse per il contratto 2025–2027, di un'effettiva agibilità sindacale, di tutele concrete per chi rappresenta il personale e del pieno riconoscimento della specificità della professione militare.

Ad oggi, però, nulla di concreto è arrivato ai militari. Molti annunci, numerosi incontri tecnici, ma nessuna risposta realmente in grado di invertire la rotta.

Per questo motivo, il 18 luglio, migliaia di iscritti e le rispettive famiglie, provenienti da ogni parte d'Italia, si ritroveranno in piazza per chiedere rispetto, dignità e un contratto all'altezza del servizio reso quotidianamente al Paese.

Chi serve lo Stato con disciplina, professionalità e spirito di sacrificio non può continuare a perdere potere d'acquisto, vedere svalutata la propria professionalità e attendere risposte che non arrivano.

Il tempo degli annunci è finito. È il tempo delle decisioni.

Basta promesse. Servono fatti.

Ad oggi, nulla di concreto.

Basta promesse. Servono risorse.

Basta rinvii. Servono diritti.

Chi serve lo Stato merita rispetto.

Il 18 luglio riempiremo la piazza.

Perché chi indossa un'uniforme non chiede privilegi: chiede dignità, giustizia e il giusto riconoscimento economico, professionale e previdenziale.

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