DIRIGENZA MILITARE: IL TIMORE DI UN’ÉLITE PER POCHI MENTRE MOLTI DIRIGENTI CONTINUANO AD ATTENDERE RISPOSTE

Con il rinnovo del contratto del personale del Comparto Difesa e Sicurezza si chiude una stagione negoziale che, secondo ITAMIL, ha lasciato insoddisfatti molti militari contrattualizzati. Oggi, però, sarebbe un grave errore archiviare il confronto sindacale: resta infatti ancora aperta la partita della Dirigenza Militare, che continua ad attendere l'avvio del negoziato relativo al triennio 2024-2026.
La Commissione Ufficiali di ITAMIL esprime vicinanza ai contrattualizzati delle Forze Armate, ricordando come anche i precedenti adeguamenti economici destinati al personale non abbiano soddisfatto le aspettative del personale interessato.
Per questo motivo ritiene non più rinviabile l'apertura del tavolo negoziale.
I protagonisti dei selfie e delle firme che hanno accompagnato i rinnovi contrattuali 2022-2024 e 2025-2027 sono gli stessi che oggi sono chiamati a dare risposte anche alla dirigenza.
Non esistono più ragioni oggettive che possano giustificare ulteriori ritardi.
ITAMIL ritiene indispensabile che il confronto venga aperto a tutte le organizzazioni sindacali rappresentative del Comparto e non esclusivamente alle associazioni rappresentative della categoria dei dirigenti.
Anche questo rappresenta, ad avviso dell'organizzazione, uno dei limiti della legge n. 46 del 2022, che continua a frammentare la rappresentanza e a impedire un confronto realmente unitario.
Alla mancata apertura del tavolo negoziale si aggiunge il ritardo nell'emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri previsto dall'articolo 24 della legge n. 448 del 1998, necessario per determinare l'adeguamento retributivo annuale della dirigenza. Il termine previsto dalla legge è ormai decorso e il mancato completamento della procedura comporta un evidente danno economico per il personale dirigente.
È quindi doveroso che a tali responsabilità corrisponda un adeguato riconoscimento economico e professionale.
Le realtà che accolgono questi professionisti riconoscono il valore delle competenze acquisite in uniforme, offrendo non solo condizioni economiche più competitive, ma anche una maggiore attenzione all'equilibrio tra responsabilità professionali e vita privata. Una tendenza che rischia di impoverire il patrimonio di competenze della Difesa e che dovrebbe indurre a una seria riflessione sulle politiche di valorizzazione e di permanenza del personale dirigente.
Ma la preoccupazione di ITAMIL non riguarda soltanto il ritardo del negoziato.
Dall'analisi di alcuni provvedimenti attualmente in discussione emerge il timore che si stia delineando un modello destinato a creare una dirigenza differenziata: una ristretta fascia d'élite destinataria dei maggiori benefici, una fascia intermedia e una parte consistente della stessa dirigenza destinata a rimanere esclusa dai principali riconoscimenti economici e professionali.
Se tale impostazione dovesse trovare conferma, il risultato sarebbe quello di ampliare ulteriormente le differenze interne, lasciando senza adeguate risposte non solo gran parte dei dirigenti militari, ma anche tutto il personale contrattualizzato, che continua a pagare le conseguenze di rinnovi economici ritenuti insufficienti rispetto all'aumento del costo della vita.
Si rischia così di costruire un sistema che continua a valorizzare pochi, mentre la maggioranza del personale resta in attesa di risposte concrete. È una prospettiva che non giova né alla coesione delle Forze Armate né al riconoscimento del merito. Se a questo si aggiunge la progressiva perdita di professionalità altamente qualificate verso il settore internazionale e privato, il rischio è quello di compromettere nel tempo la capacità della Difesa di trattenere le proprie migliori risorse.
Per questo motivo ITAMIL rivolge un appello al Governo, al Ministro della Difesa e alle Amministrazioni competenti affinché venga immediatamente aperto il tavolo negoziale dell'Area della Dirigenza Militare e sia emanato senza ulteriori ritardi il decreto previsto dalla normativa vigente.
Allo stesso tempo, ITAMIL invita i dirigenti militari a una riflessione. Se si desidera ottenere il giusto riconoscimento professionale ed economico, è necessario sostenere una rappresentanza sindacale capace di incidere realmente sulle decisioni istituzionali. La recente esperienza dei contrattualizzati dimostra che limitarsi a manifestare delusione dopo la firma degli accordi non produce risultati. È necessario partecipare, confrontarsi e pretendere un sistema di relazioni sindacali realmente efficace.
La tutela della dirigenza militare e quella del personale contrattualizzato non sono obiettivi contrapposti, ma fanno parte della stessa battaglia: garantire dignità professionale, adeguati riconoscimenti economici e valorizzazione del merito a tutto il personale delle Forze Armate, evitando che si creino privilegi per pochi a discapito della maggioranza.
