Il 12 ottobre, un’emissione speciale per i dirigenti. E il resto resta a guardare? Eppure i firmatari del contratto parlavano di «pochi, maledetti e subito».

11.10.2026
 ITAMIL al Governo: «Oltre gli elogi per i servitori dello Stato, aspettiamo i fatti». Il piatto piange, il carrello della spesa cresce.* 

 «Pochi maledetti e subito»: questa era la parola d’ordine delle sigle che hanno firmato il contratto dell’Esercito e delle Forze armate. Si sosteneva che, senza la firma, il personale non avrebbe recuperato nemmeno quei pochi soldi. Si parlava anche di importanti promesse su previdenza, specificità e agibilità sindacale. Ora, secondo quanto riportato da Infodifesa, dal 12 ottobre è prevista un’emissione speciale NoiPA per applicare l’adeguamento del 2,48% e corrispondere gli arretrati al personale non contrattualizzato, compresi gli ufficiali superiori e i vertici militari. Per chi rientra in questo meccanismo i tempi si sono accelerati; per la maggioranza del personale resta l’attesa legata ai rinnovi contrattuali. 

Tutto cresce. Tranne il benessere 

Nel frattempo, il costo della vita continua a pesare sulle famiglie. Secondo i dati provvisori Istat, a settembre 2026 l’inflazione è salita al 4,2% su base annua; il carrello della spesa è aumentato dell’1,7% e i prezzi degli alimentari non lavorati del 5,5%. Nel secondo trimestre del 2026, inoltre, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente. Numeri che raccontano la pressione quotidiana su stipendi e bilanci familiari, mentre carburante, affitti, tasse e spesa alimentare incidono sempre di più. Capitani, tenenti, sottufficiali, graduati e truppa continuano a fare i conti con questa realtà.

"Intanto si vive per lavorare, trascurando la famiglia"

Nei reparti, la carenza di personale si traduce in carichi di lavoro crescenti e, secondo le segnalazioni che riceviamo, in opportunità di straordinario non distribuite in modo uniforme. Anche loro aspettano quei pochi soldi promessi dal Governo.

Le promesse sulla previdenza e sulla specificità rischiano di restare parole se non arrivano risorse e misure concrete nella legge di bilancio.

Si organizzano convegni e assemblee, si illustrano progetti e slide, ma al personale non viene spiegato dove si trovino i fondi per realizzarli. Nel 2025 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche è stato pari al 3,1% del PIL, secondo l’aggiornamento Istat. Un dato che rende ancora più necessario chiarire quali risorse il Governo intenda destinare a interventi strutturali per il personale.

In questo scenario si presenta il disegno di legge S. 2028, composto da 15 articoli e attualmente all’esame del Senato. 

Il testo interviene sull’organizzazione e sulle funzioni del Ministero della Difesa, sulle attività operative e sulle procedure amministrative e negoziali. L’articolo 12 istituisce un fondo per la ricerca scientifica e tecnologica militare con una dotazione iniziale di 10 milioni di euro annui dal 2026. ITAMIL ha contestato e smontato uno per uno i contenuti dei 15 articoli che ritiene sbilanciati, presentando proposte a favore del personale.

Restano però le domande sulle risorse per stipendi, previdenza, specificità e condizioni di servizio.

È anche per questo che non abbiamo firmato il contratto e siamo scesi in piazza per manifestare il nostro dissenso. Continuiamo a farlo con coraggio e chiediamo ai colleghi iscritti alle sigle firmatarie di guardare ai risultati e alle promesse ancora senza risposta. Non siamo contro la dirigenza: vogliamo equilibrio. ITAMIL ha presentato ricorsi, attualmente registrati e in corso, sugli adeguamenti stipendiali del personale contrattualizzato; sostiene anche le esigenze della dirigenza. Non facciamo distinzioni tra i nostri iscritti.

L’ultima promessa, a costo zero, riguarda l’agibilità sindacale.

Su questioni concrete già trasmesse — come la possibilità di trattare trasferimenti, leggi speciali e avvicendamenti, e di limitare gli effetti dei provvedimenti di stato e disciplinari sulla perdita di una carica elettiva quando non comportino la perdita del grado o della permanenza in servizio — non abbiamo visto un interesse né un’apertura concreta del Governo.

Alcune sigle parlano di riordino e di concorsi straordinari ex legge 958, indennità di vario titolo.
Proposte che abbiamo presentato anche in Commissione Difesa alla Camera. Ad oggi, però, non vediamo un disegno di legge che dia seguito a queste richieste. Per il personale si continua ad attendere; sulle risorse e sulle priorità, il Governo deve dare risposte chiare.

Il Governo vuole portare a 10.000 i militari impiegati nell’operazione Strade Sicure.

Ma quanti rinforzi arriveranno per coprire i reparti, dove le gravi carenze organiche costringono il personale a vivere per garantire i servizi, spesso trascurando la famiglia? E quali misure sono previste per affrontare l’invecchiamento dell’Esercito, con tanti militari ormai oltre i 50 anni?

Restiamo fiduciosi che arrivino risultati concreti per il personale. ITAMIL non ha interessi politici: i nostri dirigenti non hanno tessere di partito. Abbiamo a cuore il benessere del personale che ci sostiene con le proprie tessere. La nostra porta è aperta al dialogo e al confronto; non nutriamo risentimenti verso nessuno, ma abbiamo la memoria degli elefanti e continueremo a raccontare la verità al personale.

ITAMIL ricorda che, in quattro anni, il Presidente del Consiglio non ha incontrato i sindacati militari. A parole si elogiano i servitori dello Stato; nei fatti, il personale aspetta ancora risposte.

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