ITAMIL: È UFFICIALE L’ADEGUAMENTO ISTAT PER I DIRIGENTI « Passano dal 0,61% del 2025 al 2,48%, del 2026» A noi le briciole per colpa dei Sindacati firmatari del contratto 25/27

«Il problema non è il 2,48% dei dirigenti. Il problema è quanto non abbiamo ottenuto per graduati, sergenti, marescialli e ufficiali non dirigenti, per colpa delle sigle sindacali firmatarie del contratto 2025-2027 che ci hanno lasciati soli nella lotta»
È ufficiale l’adeguamento stipendiale 2026 per il personale dirigente non contrattualizzato delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e degli altri comparti equiparati.
Il DPCM 13 luglio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 194 del 22 agosto 2026, stabilisce un incremento del 2,48%, con decorrenza dal 1° gennaio 2026, sulle componenti retributive interessate dal meccanismo di adeguamento previsto dall’articolo 24 della legge n. 448/1998. Una percentuale nettamente superiore allo 0,61% riconosciuto per il 2025.
"Davanti a questi numeri sarebbe facile alimentare una contrapposizione tra dirigenti e personale non dirigente".
ITAMIL non lo farà.
Non daremo la colpa ai dirigenti perché ricevono un adeguamento economico previsto dalla legge. Il problema, per noi, è completamente diverso.
IL PROBLEMA È QUANTO NON ABBIAMO OTTENUTO CON IL CONTRATTO 2025-2027 PER COLPA DELLE SIGLE FIRMATARIE DEL CONTRATTO.
Mentre per il personale dirigente opera un meccanismo legislativo di adeguamento, per graduati, sergenti, marescialli e ufficiali non dirigenti il recupero economico passa attraverso la contrattazione.
Ed è proprio sul contratto 2025-2027 che, secondo ITAMIL, il sistema della rappresentanza avrebbe dovuto dimostrare maggiore compattezza e forza.
Noi chiedevamo di andare oltre.
Chiedevamo maggiori risorse, un riconoscimento economico realmente significativo della specificità militare, interventi sulle pensioni e una risposta concreta alla perdita del potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni. Non ritenevamo sufficiente ciò che era stato messo sul tavolo.
E abbiamo scelto di dirlo.
Altre sigle sindacali hanno invece deciso di sottoscrivere il contratto.
È una scelta della quale ciascuna organizzazione risponderà ai propri iscritti, ma ITAMIL esprime un giudizio politico-sindacale molto chiaro: quella firma ha indebolito il fronte di chi chiedeva di continuare la battaglia per ottenere maggiori risorse.
Ci siamo ritrovati abbandonati proprio quando sarebbe servita la massima unità.
PROMETTONO MARI E MONTI CON LA PROSPETTIVA DELLA LEGGE DI BILANCIO (SENZA GARANZIA DI RISORSE).
LE PROMESSE SI GIUDICANO QUANDO DIVENTANO RISORSE
A sostegno della firma sono state prospettate ulteriori iniziative, interventi futuri, specificità, previdenza dedicata e altri possibili miglioramenti.
IIAMIL non intende giudicare oggi ciò che ancora deve concretizzarsi.
Quando queste promesse diventeranno norme, stanziamenti, aumenti effettivi e maggiori pensioni, ne prenderemo atto.
Fino ad allora, per noi, rimangono impegni da verificare.
Un contratto, invece, si giudica sui numeri che contiene.
Ed è su quei numeri che avevamo chiesto alle organizzazioni sindacali di restare unite e continuare la battaglia.
NON ATTACCHIAMO I DIRIGENTI: CHIEDIAMO DI PIÙ PER TUTTI GLI ALTRI
ITAMIL non utilizzerà il 2,48% per alimentare una guerra tra categorie.
Sarebbe il bersaglio sbagliato.
Non vogliamo togliere un euro ai dirigenti. Vogliamo ottenere più risorse per graduati, sergenti, marescialli e ufficiali non dirigenti.
Questa è la differenza.
Il vero tema è capire perché una parte consistente del personale debba attendere lunghi rinnovi contrattuali per ottenere incrementi che, secondo la nostra valutazione, non recuperano adeguatamente quanto perso negli anni a causa dell'aumento del costo della vita.
MA ANCHE I COLLEGHI DEVONO SCEGLIERE DA CHE PARTE STARE
Dobbiamo avere anche il coraggio di affrontare un'altra questione.
Non possiamo lamentarci degli stipendi al circolo, nelle chat o nei corridoi e poi disinteressarsi completamente della rappresentanza sindacale.
Non possiamo pretendere sindacati fortissimi ai tavoli negoziali e contemporaneamente considerarli soltanto uno strumento al quale iscriversi quando serve risolvere un problema personale.
E non condividiamo un modello di sindacalismo fondato sulla continua ricerca della convenienza individuale, sul passaggio da una sigla all'altra o sulla scelta dell'organizzazione che offre il beneficio commerciale più appetibile. un
Il sindacato non è un supermercato di convenzioni.
Buoni commerciali, assicurazioni, servizi e convenzioni possono essere strumenti accessori. Non possono sostituire la funzione fondamentale della rappresentanza.
La priorità deve rimanere una: difendere gli interessi collettivi del personale.
Non ci interessa competere a colpi di video pubblicitari, testimonial attraenti, buoni commerciali o promesse miracolose.
Vogliamo parlare di cose concrete:
stipendi, pensioni, previdenza, carriere, FESI, straordinari, mobilità, ricongiungimento familiare, alloggi, condizioni di lavoro e qualità della vita.
E quando riteniamo che un contratto non sia sufficiente vogliamo conservare la libertà di dire NO.
La rappresentanza sindacale non vive soltanto di comunicati.
Ai tavoli istituzionali contano le proposte, la credibilità e soprattutto la forza rappresentativa.
Per questo diciamo chiaramente ai colleghi: se volete che ITAMIL continui a battere i pugni per stipendi e pensioni dignitose, dovete darci la forza per farlo.
Non chiediamo adesioni per promettere favori personali.
Chi cerca soltanto una scorciatoia individuale probabilmente non troverà in ITAMIL ciò che cerca.
Chiediamo consenso per costruire una rappresentanza collettiva abbastanza forte da sedersi davanti alla politica e dire che il personale militare merita di più.
Il 2,48% riconosciuto ai dirigenti non è il nostro nemico.
