PROCESSATI PER MAFIA, CORRUZIONE O PECULATO: CARICHE ISTITUZIONALI RICOPERTE DA DIRIGENTI O POLITICI SALVE. CRITICARE L'AUTORITÀ POLITICA E IL SUO CONSIGLIERE DEL GOVERNO DA SINDACALISTA MILITARE: CARICA ELETTIVA PERSA A VITA.

12.02.2026

In Italia dirigenti e rappresentanti politici, anche se indagati, rinviati a giudizio o condannati, fino al terzo grado per reati di eccezionale gravità – quali associazione di tipo mafioso, corruzione, peculato o truffa aggravata ai danni dello Stato – possono continuare a ricoprire cariche istituzionali.

Allo stesso tempo, un sindacalista militare eletto può essere colpito da una decadenza definitiva e perpetua da ogni incarico sindacale per aver espresso, nell'esercizio dell'attività sindacale, una critica rivolta all'autorità politica del governo e a un suo consigliere, nel contesto delle trattative contrattuali 2022–2024.

Una contraddizione grave, che pone seri interrogativi sul rispetto della libertà sindacale e della libertà di espressione nel comparto militare.

Dinanzi al TAR Sicilia – Palermo è pendente un giudizio di particolare rilievo costituzionale sulla legittimità della decadenza automatica dalle cariche sindacali elettive conseguente all'irrogazione di una sanzione disciplinare di Stato.

Il ricorso è stato promosso da ITAMIL Esercito e da Girolamo Foti, già Segretario Generale eletto, destinatario di un provvedimento che gli preclude a vita qualsiasi funzione rappresentativa, senza alcuna valutazione del nesso tra la sanzione disciplinare e l'attività sindacale svolta.

A sostegno del ricorso sono intervenuti anche USAMi Aeronautica, SINAFI e L.R.M. – Libera Rappresentanza dei Militari, con l'obiettivo comune di tutelare le garanzie costituzionali connesse all'esercizio dell'attività sindacale dei militari.

La normativa vigente prevede infatti che una sanzione disciplinare di Stato – anche derivante da fatti estranei all'attività sindacale – determini automaticamente e definitivamente la perdita di una carica sindacale elettiva, configurando una vera e propria interdizione permanente dalla rappresentanza.

Un meccanismo rigido e sproporzionato che, come evidenziato in udienza, produce un effetto fortemente dissuasivo sull'assunzione di incarichi sindacali, incidendo non solo sui dirigenti, ma anche sui militari rappresentati.

Il sindacato militare si fonda su un'attività volontaria, priva di tutele, spesso sostenuta con sacrifici personali ed economici.

Si resta ora in attesa della decisione del TAR, auspicando che la questione venga rimessa alla Corte Costituzionale.

La vicenda sarà portata all'attenzione delle istituzioni europee " troppe articolazioni interpretative sulle sentenze del⁷ caso Foti che offrono seri spunti di riflessione".

Desta inoltre forte perplessità la linea difensiva adottata dall'Avvocatura dello Stato, apparsa secondo il nostro punto di vista fortemente concentrata sulla persona del Segretario Foti, con il rischio concreto di escluderlo dalla prossima tornata contrattuale 2025–2027.

Colpiscono infine il silenzio di larga parte dell'informazione, della politica e l'indifferenza di numerose organizzazioni sindacali militari.

In un Paese che tutela giustamente la libertà di critica di magistrati e giornalisti, appare incomprensibile l'assenza di attenzione quando a essere colpita è una carica sindacale elettiva.

Per tali ragioni, ci rivolgiamo al Capo dello Stato, affinché sia garantita pari dignità a tutti i cittadini nel rispetto della Costituzione e della legge, senza doppi standard.