TRASFERIMENTI A ISTANZA DI PARTE 2026: ITAMIL CHIEDE TEMPI CERTI E RISPETTO PER LE FAMIGLIE DEGLI UFFICIALI

13.07.2026

ITAMIL esprime forte preoccupazione per la mancata emanazione dei provvedimenti d’impiego relativi ai trasferimenti a istanza di parte 2026 per la categoria degli Ufficiali dell’Esercito.

La circolare aveva indicato nei mesi di maggio e giugno il periodo previsto per l’emanazione, con trasferimenti presumibilmente da attuare a settembre. Quel termine è ormai trascorso, ma il personale interessato non ha ancora ricevuto la conferma definitiva della sede, né comunicazioni ufficiali sulle ragioni del ritardo o sui nuovi tempi.

Non si tratta di una semplice pratica amministrativa. Dietro ogni trasferimento c’è una famiglia che deve cercare casa, disdire eventuali contratti, organizzare il trasloco, sostenere spese, iscrivere i figli a scuola e riorganizzare il lavoro del coniuge.

A circa un mese e mezzo dall’ipotetico trasferimento, tutto questo diventa estremamente difficile. Trovare un alloggio adeguato richiede tempo, soprattutto nelle sedi dove la domanda è elevata. Al tempo stesso, assumere impegni economici senza una conferma definitiva espone il militare al rischio di firmare contratti o versare somme inutilmente.

Per questo ITAMIL propone un principio chiaro, valido per tutte le categorie: se il trasferimento è previsto a settembre, la sede deve essere comunicata entro il 30 aprile.

Non è una richiesta di comodità, ma il tempo minimo necessario per consentire alla famiglia di organizzarsi davvero. Il coniuge può dover rispettare mesi di preavviso sul lavoro, mentre le iscrizioni scolastiche seguono spesso scadenze rigide. Un preavviso inferiore a quattro o cinque mesi rischia di rendere incompatibili tra loro tutte queste esigenze.

La questione, però, non riguarda solo il ritardo. L’Esercito non garantisce ordinariamente un inserimento logistico e familiare già organizzato nella nuova sede. Nella maggior parte dei casi, il militare deve provvedere autonomamente alla ricerca dell’abitazione, al trasferimento della famiglia, alla scuola dei figli e alla riorganizzazione lavorativa del coniuge.

L’Amministrazione decide sede e tempi, ma il peso pratico ed economico della decisione ricade quasi interamente sulla famiglia. Per questo non siamo di fronte soltanto a un ritardo procedurale, ma a una carenza strutturale nel sistema di supporto alla mobilità del personale.

ITAMIL chiede quindi:

  • l’immediata emanazione dei provvedimenti per gli Ufficiali;
  • la comunicazione ufficiale delle ragioni del ritardo e di una data certa;
  • il termine vincolante del 30 aprile per i trasferimenti da attuare a settembre;
  • il differimento dell’attuazione quando i ritardi riducono eccessivamente il preavviso;
  • un sistema stabile di supporto logistico, abitativo e familiare;
  • aggiornamenti periodici sullo stato delle procedure;
  • una programmazione uniforme tra le diverse categorie.

Non è accettabile che ritardi e incertezze amministrative vengano assorbiti interamente dalle famiglie militari.

Chi serve l’Istituzione garantisce ogni giorno disponibilità, flessibilità e prontezza d’impiego. È giusto che l’Amministrazione garantisca, a sua volta, programmazione, trasparenza e rispetto concreto delle persone.

Comunicare la sede entro il 30 aprile e prevedere un vero supporto alla mobilità non significa concedere privilegi, ma riconoscere condizioni minime di tutela per il personale e per le sue famiglie.

ITAMIL – Associazione Professionale a Carattere Sindacale tra Militari
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